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Comunicato Stampa 13 gennaio 2020

Televisione da basso avanspettacolo, altro che giornalismo. In crisi di argomenti da approfondire e di personaggi capaci di dare un esempio positivo all’Italia, continua a riempiere le sue serate con nudi (fisici) ed oscenità (intellettuali) sul triste filone antimeridionale che appartiene non più alla sola Lega ma a cui attingono abbondantemente un più ampio panorama politico e pseudo culturale che coinvolge oramai l’intero Paese. Oscenità condite da un acceso anti meridionalismo a cui la televisione ci ha abituato, e che da oggi invece ci deve indignare.


L’ospitata di un imprenditore vessato dalla ‘ndrangheta e ignorato per troppo tempo dallo Stato è divenuta la cornice in cui costruire una trasmissione a senso unico: il messaggio che, dolosamente doveva passare è che in Calabria tutto è marcio.
La ricorrente definizione che chi raccoglie consensi lo fa solo con strumenti illeciti è una visione forzatamente distorta della realtà, certamente utile a riempiere di contenuti (fasulli) una trasmissione vuota e superficiale ma che lascia un’onta indelebile sui tanti bravissimi amministratori pubblici che ogni giorno si impegnano in maniera concreta a favore delle proprie comunità. Sfidando le pastoie burocratiche, le casse vuote, i fondi che non ci sono, perché i trasferimenti statali continuano ad essere ridotti, le richieste legittime dei cittadini che non riescono a pagare le tasse perché non hanno un lavoro, ai servizi ordinari che non si riescono a garantire.
Anche la vicenda relativa agli avvisi di garanzia di cui sono stati destinatari i consiglieri comunali di Catanzaro in questa “aula giudiziaria” che è diventata L’Arena di Giletti è stata trattata avendo già predeterminato responsabilità e pene. Problemi di natura amministrativa, che certamente vedranno la quasi totalità dei consiglieri comunali non arrivare nemmeno in sede di richiesta di rinvio a giudizio, sono stati con troppa facilità accomunati ad attività riconducibile alla criminalità organizzata. Io respingo con forza al mittente la rappresentazione che egli fornisce, fasulla e colpevole, di un intero sistema corrotto comprendendo solo ora le ragioni perché taluni giornalisti (sic!), lo stesso che nel 2004 riscosse un cospicuo compenso dalla Regione Calabria, non calcano più i palcoscenici delle televisioni di Stato.


I tribunali di piazza, come quello visto ieri, appartengono ad un triste passato della nostra storia che credevo non potesse tornare. La Calabria, fatta prevalentemente da amministratori seri e capaci, può solo mostrarsi indignata dal vile attacco mediatico fatta da un imbonitore in cerca di facile successo che facendo di tutta l’erba un fascio e assecondando il populismo assetato di colpevoli finisce per accostare la ndrangheta alla politica, ignorando la storia fatta di uomini e donne che quotidianamente con le proprie azioni all’insegna della legalità e della trasparenza combattono mafia, corruzione e malaffare rimettendoci in prima persona. Davanti a questa situazione la politica, con la P maiuscola, deve ergersi coesa senza distinzione alcuna ad argine della legalità ma anche a difesa della verità.

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